La battaglia dello Spik

Il 24 maggio 1915 iniziarono le ostilità tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-Ungarico. Dopo l’iniziale avanzata del Regio Esercito Italiano (Primo Balzo Offensivo) del maggio 1915, le linee contrapposte si stabilizzarono lungo il corso dell’Isonzo, dove si ebbero per le nostre truppe e per quelle del nemico 29 mesi di aspra, terribile, sanguinosa e logorante guerra di posizione.

Il Comando Supremo Italiano ritenne quindi necessario la costruzione nell’area di competenza della 2^ Armata di un sistema difensivo che fosse in grado di proteggere da tergo le sue grandi unità schierate sul Carso e sull’Isonzo nel caso il nemico fosse riuscito a sfondare le nostre linee avanzate.

Sul monte Spik, e su altre alture strategicamente importanti, furono realizzate opere campali appartenenti alla più complessa linea di resistenza che, in questo particolare territorio, giurisdizionalmente di competenza della 2^ Armata, aveva il compito di salvaguardare e bloccare le vie di comunicazione con la pianura friulana.

Tale tracciato si estendeva su tre linee:

– la linea a ovest di Caporetto, Starijski vhr – Robic (Molida) – Jelovec (Ilovec) – Golobi, sbarrava la Valle del Natisone;

– la linea appoggiata alle posizioni: Mrzli vhr (Cima fredda del Matajur) – Valle Rieca – Monte SanMartino – Trusgne – Valle dello Judrio. Essa chiudeva le valli dei Torrenti Rieca e Judrio e gli sbocchi alla piana di Cividale;

– la linea   sulla destra dello Judrio, da Passo Zagradam seguiva il tratto: Clabuzzaro – Monte Cum (Hum) – Monte San Giovanni – Monte Spik – Castelmonte – Monte Planjava – Monte Brischis – Monte San Biagio. Quest’ultima si raddoppiava nel tratto Jeza – Globocak – Korada espandendosi           con una ulteriore appendice sui Monti Mladesiena, dei Bovi e Purgessimo alle porte di Cividale.

Le difese in questo settore, come in tutte quelle appartenenti alla 2^ Armata, costruite nel 1915 secondo metodi ormai superati, non erano ormai più idonee a far fronte alle nuove metodologie di combattimento.

Infatti, questa linea difensiva, ricavata nella terra con rivestimenti di legname o di graticci, era assolutamente insufficiente a resistere al tiro delle artiglierie di medio calibro, alle bombarde e ai nuovi sistemi di lotta che prevedevano, fra l’altro, l’uso massiccio dell’artiglieria di grosso calibro e l’impiego diffuso di gas asfissianti. La conferma di ciò si ebbe nell’ottobre del 1917, durante la battaglia di Caporetto, quando questo tratto difensivo, investito dalle forze austro-tedesche provenienti dalla testa di ponte di Tolmino, cedette aprendo la strada all’invasione nemica della pianura friulana.

Durante i tragici giorni della rotta di Caporetto, i reparti italiani posti a difesa del Monte Spik furono attaccati dalle unità degli Imperi Centrali alle 4,15 del 27 ottobre 1917. Su questa posizione i nostri fanti, nonostante le gravi perdite, resistettero combattendo ma, sotto la pressione delle soverchianti forze avversarie che ormai le avevano accerchiate, alle ore 16,00 pomeridiane dello stesso giorno 27, furono costrette a ripiegare. La resistenza e il sacrificio delle unità italiane sul monte Spik permisero a quelle schierate sul monte Purgessimo di rallentare la conquista da parte dei tedeschi di Cividale. Ciò, ritardò l’avanzata del nemico, consentendo così agli altri contingenti del Regio Esercito di mettersi in salvo oltre la linea del Tagliamento.

A testimonianza degli avvenimenti sopra descritti, sulla cresta del monte Spik, sono rimasti i resti delle opere militari realizzate dal Regio Esercito Italiano. Tra queste interessanti sono i ben conservati tratti di trincea rinforzati con muretti a secco e le tre gallerie scavate nella roccia. Nella parte interna di una di queste si possono ancora apprezzare i gradini di una scalinata realizzata in cemento che collegava il margine del pozzo interno alla seconda uscita della cavità.